Messaggio

“Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un’emozione”

Oscar Wilde

“AMBIZIONE: sempre preceduta da ‘folle’ quando non è ‘nobile'”

Gustave Flaubert – Il Dizionario dei Luoghi  Comuni

 

 

Che la vita sia fatta di compromessi è chiaro. Che noi non siamo fatti per i compromessi lo è ancora di più. Che noi siamo fatti per la vita è lapalissiano. E allora?

Credo molto nel compromesso. Non mi piace, come non piace a nessuno, ma mi sono reso conto che per ottenere dei risultati bisogna fare dei sacrifici. Per ottenere cose bellissime bisogna sacrificarsi tanto. Sembra un’ovvietà ma non lo è, si chiama “prezzo da pagare”. Sinceramente non mi preoccupo mai del prezzo di qualcosa che veramente voglio, nello shopping come nella vita. Mi piacciono talmente poche cose che l’investimento di soldi e energie diventa irrisorio al confronto. Perché, tesoro, al giorno d’oggi niente è gratis. Bisogna faticare. E’ sgradevole, forse, ma tutto comporta una rinuncia. Ingenuo è colui che vuole la rosa senza le spine.

E’ comprensibile anche pensare talvolta di volere qualcosa di più semplice e sicuramente meno soddisfacente purché richieda meno fatica. Ma ne vale poi la pena? Quante volte la strada per arrivare ai nostri obbiettivi è costellata da ostacoli? Si può scegliere di leggerli come sfide, prove per testare la nostra volontà, o come scuse per lasciar perdere tutto. Personalmente ho scelto la prima. Incontri, occasioni e persone non sono casuali nel nostro destino e quando ci capitano delle opportunità potenzialmente grandi, vanno colte o l’Universo ti darà del cretino per l’Eternità. Stringere i denti per lavorare sulla felicità del lungo periodo è il nostro unico lavoro.

Indeciso su tutto, ho fatto la mia scelta e intendo portarla avanti anche se potrei soccombere nel tentativo. Non mi spaventa di più di una vita vuota e senza scopo. Non perché io non sia in grado di vivere autonomamente e in modo autosufficiente: al contrario, proprio perché basto a me stesso so quanto sarebbe bello investire il mio surplus in qualcosa di durevole e che aumenta di valore nel tempo. Ormai troppe poche cose sono così in un modo che, retorica a parte, ci circonda di incertezze e paure.

Non so perché dico questo in realtà. Forse voglio mettere ordine nel caos, forse voglio capire perché non capisco, sicuramente voglio mandare un messaggio. Quale?

Ricerche casalinghe

A casa mia gli oggetti sono itineranti. Capita spesso che conducano gran parte della loro esistenza in una zona precisa della casa, posizionati anche con un criterio che, per quanto fantasioso o simbolico, mantiene una parvenza di credulità per un tempo relativamente stabile. Può accadere che passi la sua intera vita assoggettato e costretto a una scomoda convivenza con altre improbabili chincaglierie e finisca per definire la propria identità di riflesso, per opposizione o semplicemente per geografia. Una logica arbitraria e bislacca può far coabitare libri e spezie da cucina, graffette e spazzole, indumenti intimi e cancelleria, dolciumi e fatture. Questa ibridazione, questa mescolanza di intenti e di ruoli, non è solo un omaggio all’ineluttabilità dell’entropia in cui il nostro universo sguazza; ad una mirata analisi antropologica potrebbe rivelare segreti e tradizioni di una quasi settaria e misticheggiante tendenza al caos originale.

Ma non divaghiamo: ciò che importante è che così come si costruisce, questo bizzarro ordine può essere sovvertito, rimosso, capovolto e stravolto senza una ragione apparente. E il gioco ricomincia, nella casa riappaiono fragranze di memorie sopite, al posto della radio si trova un vaso di fiori e chissà come lo zucchero torna a fare compagnia al caffè. Come in molti fatti della vita non c’è un motivo ma non resta che adattarsi a quello che è accaduto, trovare in sé il modo di ridisegnare la propria pelle (anche se non si ha voglia e tempo di farlo…perché come accade nella vita, nessuno aspetta che tu sia pronto; lo saresti mai?), trovare nuovi nomi a vecchie cose, scoprire che ad ogni oggetto può corrispondere più di una funzione, esattamente come le persone che possono salire e scendere nella nostra scala di priorità e a volte rivelarsi sotto una luce diversa in un ruolo nuovo, a volte migliore.

Quello che accade in una casa dagli oggetti itineranti non è strano né spiacevole, non più di quanto lo sia scoprire che l’amico su cui contavi adesso non c’è più. Semplicemente è.  Volontà, ragione e coerenza volano fuori dalla finestra, perché oggi è ovvio che le penne stiano insieme ai calzini quanto il fatto che chi ieri ti amava senza respiro oggi ti ha lasciato.

Che fare se non adattarsi?Si segue la ruota, si cerca, ci si arrabbia…molto spesso non abbiamo la risposta giusta per quello che stiamo cercando davvero. Ma, d’altra parte, possono accadere solo tre cose.

Che cercando cercando, si trovi qualcosa di più utile.

Che cercando cercando, ci si renda conto che quello che vogliamo non vale la fatica.

Che cercando cercando, le cose veramente importanti tornano sempre a galla, e non ci lasciano mai.

Il matrimonio è la tomba dell’amore

“dico che non concepisco l’idea di passare con una persona sola il resto della mia vita…cioè…come si fa a deciderlo? E’ come scegliere come ti vestirai nei prossimi trent’anni. Scusa, se così fosse andrebbero ancora gli hot pants!

Sandra Bullock – Piovuta dal cielo

il matrimonio è la causa prima del divorzio

Groucho Marx

“Il matrimonio è una cosa esagerata:  è come se uno che ha fame comprasse un ristorante.”

Renato Pozzetto

Che il matrimonio sia la cerimonia che, più di tutte, sancisce la fine della “vita spensierata” traghettando i due sfortunati verso un grigio futuro di responsabilità reciproche, è noto ai più. Che sia “la tomba dell’amore” è una frase vetusta, un po’ da incarto dei cioccolatini e senz’altro vera per qualcuno. Quelle che invece vi propongo oggi sono riflessioni pragmatiche, spicciole e forse un po’ superficiali ma che senz’altro vi inviteranno a ragionare un po’ di più sul grande passo.

Cominciamo con una questione di buon senso: ritenere il matrimonio  il “coronamento di un sogno d’amore” tradisce una ingenuità di fondo tipica della cultura occidentale. Guardiamo attentamente cosa porta al matrimonio. Nei casi più romantici, la consapevolezza che si è arrivati ad amarsi tanto, tanto tanto tanto, tantissimo, o come preferisco io pazzamente (avverbio che già dovrebbe far riflettere sullo stato mentale di chi sta per unirsi nel sacro vincolo). Insomma, due persone che, per loro stessa ammissione, sono incapaci di intendere e di volere prendono una decisione potenzialmente irrevocabile: stare insieme per tutta la vita. E quando lo fanno?Nel momento in cui si amano di più. Non ci vuole un genio per capire che è tutto sbagliato. Ad un apice non può che seguire un tracollo. Non lo dico io, ragazzi, è la fisica!Se lanci una palla in aria, stai sicuro che una volta che ha raggiunto la massima altezza possibile con la spinta, ti cadrà in faccia rompendoti il setto nasale. Più o meno quello che accade negli ultimi anni di unione. Il giorno dopo il fatidico “sì” inizia il primo passo verso l’inevitabile discesa. In quest’ottica, non vi pare molto più sensato il matrimonio “programmato” che inizia con una conoscenza, si trasforma in apprezzamento, si evolve in complicità e diventa poi amore?

Che poi. Amore. L’amore romantico, quello eterno che si cantava una volta, lo “staremo insieme per sempre, fino alla morte”…ha fatto il suo tempo. Questa chimera non è altro che un’invenzione letteraria creata da una lobby di scrittori depravati, meglio noti come “la gang del dolce stil novo” che ha promulgato per secoli un ideale fasullo: quello che tutto il giorno, tutti i giorni, ci si possa amare intensamente e perdutamente. E questo potrebbe anche essere vero. Se non fosse che qualcuno ha dimenticato di dirci che nel Duecento si moriva a trent’anni. Molto facile dire: “ti amerò fino alla morte” se sai già che la tua vita ha la durata di quella di una cicala. Insomma, una vera e propria truffa commerciale che ah rovinato la vita di migliaia di generazioni.

Anche perché, diciamolo apertamente, con il matrimonio si perde uno dei punti cardine di ogni rapporto: il mistero. Per prima cosa, l’esposizione continua e prolungata a qualsiasi tipo di stimolo porta inevitabilmente allo scemare dell’attenzione allo stesso. Vale a dire che io, per esempio, adoro il gelato al cioccolato. Ma mangiarlo tutti i giorni difficilmente potrebbe portarmi all’orgasmo cerebrale.

Inoltre per una questione meramente pratica, rendersi attraenti richiede una certa dose di tempo, variabile a seconda dello stato di degrado da cui si parte: in ogni caso il risultato finale si discosta sensibilmente dalla base nature e non vedo come si possa mantenere una benché minima credibilità se il partner assiste ad ogni fase del mutamento. Vale a dire: pensate sia più sexy che il vostro lui vi trovi con le gambe perfettamente epilate e la pelle esfoliata, mentre si culla nell’illusione che voi viviate perennemente in uno stato di innata bellezza, oppure che rientri dal lavoro trovando il suo divano occupato da una Guernica con la faccia impiastricciata da una maschera di Lush, le gambe avvolte in fuseaux depilatori marron glacè, che si sta scofanando una vaschetta di gelato?Non arrovellatevi, ve lo dico io, la risposta giusta è la prima. Mi si può obbiettare che, dopo anni di intesa, ormai il vostro compagno vi apprezza per altre cose. Vi rispondo che anche io apprezzo la lampada Flos arco, ma non ci farei mai sesso.

Ipocrita è colui che dice: “non mi interessa dell’aspetto fisico”. Prima di tutto perché nessuno mangia il buonissimo cioccolatino in una brutta confezione. Se avete scelto il vostro partner tra milioni, probabilmente la cosa che inizialmente vi ha colpito è stato l’aspetto fisico…quindi perché negarlo? Quindi, perché non riflettere sul fatto che ogni giorno, inesorabilmente, il fumo, lo stress, i pranzi di lavoro, la vita, lo stupido tempo, cambieranno il vostro amato Adone in un troll con un mazzo di folti peli che esce dalle orecchie? Volete passare i prossimi trent’anni a domandarvi chi è quella balena dalle cosce butterate che deve aver mangiato la vostra fighissima ex ragazza che in bikini faceva girare mezza spiaggia?L’unica soluzione che mi viene in mente è preferire le innevate vette del Trentino.

Concludo con un ultimo spunto per voi, future spose. Chiudete gli occhi e ripensate a quando avevate 10 anni. Guardatevi intorno nella stanza. E la vedrete. Magari troneggia sulla scrivania, splendidamente pettinata; verosimilmente è con il lato b all’aria, spettinata e incastrata in un angolo nel pieno di un complesso esercizio di yoga. E’ Barbie. La vostra migliore amica. Per lei avete pianto, fatto il diavolo a quattro, supplicato, pregato, implorato…avreste persino ucciso. E adesso? Adesso non sapete nemmeno più dov’è. Le persone cambiano. Un libro, un viaggio, un incontro, una giornata di lavoro può cambiarci impercettibilmente o radicalmente, lentamente o in maniera repentina ma sempre in modo inaspettato. E va benissimo, è positivo. Ma cambierete entrambi. Le vostre strade, che ora sembrano perfettamente parallele, potrebbero inavvertitamente divergere e, un mattino, ti sveglierai prima e ti accorgerai che il buffo troll peloso che russa nell’altra metà del letto, tu, dopo tutto, mica lo conosci. E cosa fai quando un mutuo, due figli, una suocera che ti vuole sempre a pranzo la domenica ti tengono imprigionata senza che tu ti ricordi nemmeno il perché?

La risposta, mi pare ovvia. Ti rifai il seno, cambi colore di capelli, prendi tutti i gioielli e i soldi che trovi e scappi col tuo giardiniere diciassettenne verso una nuova vita in Messico!

Oppure…controlla bene: se sei fortunata il vestito da sposa si può restituire.

MPA

“Mangia, prega, ama” non è certamente il miglior film del 2010 né della carriera di Julia Roberts. Ma ha un grandissimo pregio: è molto lungo. Guardando un film può capitare di rimanere così avvinti dalla trama o dai dialoghi, molto spesso particolarmente densi per restare nei canonici “100 e rotti minuti”, che ci si scorda di chi “si è” e si finisce con il venire rapiti totalmente dalla scena sullo schermo.

Qualcuno mi dirà: è proprio questo il bello del cinema!Ma io non disdegno una trama più lenta, anche stereotipata, che mi permetta di fare un po’ di autoanalisi partendo dagli spunti della pellicola.

Durante un pranzo si dà il via a un piccolo gioco: definirsi tramite una parola. Immedesimandomi per una frazione di secondo nella protagonista, mi sono reso conto che qualche tempo fa non avrei avuto alcuna difficoltà a rispondere, mentre ora mi riesce particolarmente complicato capire a quale sostantivo, verbo o aggettivo votarmi. La stessa Lize, cercando di vincere l’imbarazzo, sussurra:“Scrittrice”…ma prontamente, viene rimbeccata:“questo è quello che fai, non quello che sei”.

Come credo molte persone, spesso anche io ho desiderato essere quello che facevo. Forse per semplicità. Ma ora, non ne sono più così sicuro. Il pensiero è la chiave, non l’azione. Eppure, riflettendoci, mi accorgo di non pensare, di non credere, più alla metà delle cose che dico. Definizioni e cambiamenti restano sempre i concetti che più mi spaventano, ma oggi ne percepisco la fisiologica necessità, anche se ancora mi sfugge il nesso…

Adesso che ho quasi terminato il mio percorso di studio e si apre davanti a me un ventaglio di opportunità, voglio ancora per me le stesse cose che sognavo qualche anno fa?Non è strano che ciò che si pianifica vada via via sgretolandosi sempre più quando ci si avvicina al traguardo?Essere confusi è un sintomo o un effetto?

Ed oggi non posso fare a meno di chiedermi:perché è sempre più difficile capire come essere sé stessi?

Alla fine del film, Lize trova la parola adatta a lei. Vi lascio il compito di scoprirla e auguro a tutti noi di avere la stessa fortuna.

Amare è un bellissimo dono che non tutti hanno la fortuna di possedere

“Amare è un bellissimo dono che non tutti hanno la fortuna di possedere”

 

Nessuna persona sana di mente vi dirà mai di possedere tutte le verità. Coloro che sono più timidi si scuseranno delle loro opinioni quasi con paura , chi è più arrogante si limiterà ad avvallarle con un provocatorio “sono fatto così!”, i più prosaici le introdurranno con una immodesta premessa sulla loro fallacia.

Perché nella brodaglia ipocrita nella quale galleggia un insipido buonsenso, ognuno sa bene che le opinioni altrui vanno rispettate. Per quanto cretine, vuote e insensate. Inaccettabile sarebbe il contrario. Qualche ardito pensatore vi dirà addirittura che la diversità è una ricchezza, che niente è giusto a priori e che le opinioni sono qualcosa di personale, di troppo personale, per subire un obbiettivo giudizio.

Tutt’altra cosa è la sensibilità. Qualcosa di non abbastanza personale da scampare a un’analisi.

Si può facilmente notare come l’educazione, a volte forse troppo romanzata o semplicemente disneyana, ci tragga in errore illudendoci che i valori sociali condivisi debbano tradursi necessariamente in un comune bagaglio emotivo. E ci porti a giudicare.

Mi spiego meglio: tutti noi riteniamo di essere in grado, almeno potenzialmente, di poter sperimentare tutta la gamma delle emozioni umane. E ci aspettiamo dagli altri la capacità di fare lo stesso.

In fondo, si dà generalmente per scontato che amore, dolore, amicizia, felicità eccetera…siano qualcosa che ci è proprio, un bagaglio imprescindibile con cui ognuno di noi nasce e che ci identifica come esseri umani. E ci accomuna.

Non voglio parlare della loro espressione codificata nella nostra cultura. Semplicemente desidero interrogarmi sulla loro reale esistenza. Possiamo dire, fuor di dubbio, che tutti sono in grado di provare le stesse emozioni indistintamente?

Con l’esperienza, ad esempio, mi sono reso conto che alcuni sentimenti, come l’invidia o l’affetto, sono presenti sin nei nostri primi ricordi. Per altri tipi di sensazioni (penso alla competitività o la fiducia) si deve aspettare un ragionevole lasso di tempo prima che emergano in forma pura. Forse necessitano di una evoluzione interiore per manifestarsi.

Allo stesso modo in cui si deride bonariamente la cotta di un adolescente declassandola a “sbandata” quando per lui è “vero amore”, non posso fare a meno di chiedermi se, perché alcuni sentimenti emergano, serva un età specifica o una crescita in qualche modo guidata. Ci sono cose che si provano da sempre, altre che invece, forse vengono con il tempo. Sentimenti che devono avere il tempo di maturare insomma…ma se non maturiamo, allora certi sentimenti non li proveremo mai?Si provano sempre gli stessi sentimenti a tutte le età?E se una stramba sindrome di Peter Pan ci impedisse di arrivare alla maturazione necessaria per gustare una nuova emozione?

Ci sono invece sentimenti totalizzanti che a volte invadono l’intera essenza di una persona e ne diventano persino la peculiare caratteristica, se non la definizione. L’ottimismo, la fede, l’amore materno, la pietà, l’ira sono solo i primi esempi di emozioni che per certe nostre conoscenze sono un tratto fondante di personalità, ma ad altre sono totalmente estranee… noi stessi viviamo probabilmente benissimo pur senza averli mai sperimentati. C’è chi ne soffre, chi ignora (mi si dirà, nega) di poterli saggiare.

Per conto mio, mi capita di pensare a una somiglianza con certe mutazioni fisiche…chi nasce senza un braccio o con una gamba più corta potrà forse lamentarsene nei momenti di sconforto, ma in cuor suo non può provare vera nostalgia per qualcosa che non ha mai avuto. E’ un paragone azzardato e, probabilmente, scorretto. Ma forse semplicemente “si nasce senza” qualcosa: e chi può dire cosa manca?O perché?Una imperfezione fisica è più o meno grave di una inibizione sentimentale?La discrepanza penso che avvenga da un confronto da un mondo che crede di avere una marcia in più. Forse gli invalidi fisici e gli invalidi sentimentali si sentono tali solo in rapporto agli altri. Quello che li fa sentire tali è il raffronto con gli altri, la maggioranza. Spesso, entrambi se ne fregano semplicemente.

“L’altro” non è sempre la risposta. A volte, è la domanda. Mi capita spesso di interrogarmi sul comportamento altrui e fare raffronti con la mia esperienza: perché ci è successa la stessa cosa e abbiamo reagito in modo diverso?Come è riuscito a trovare la forza che a me manca?Perché se proviamo entrambi il medesimo sentimento, lo esprimiamo in modo così diverso?Perché la mia amica piange al cinema e a me non capita?Perché io la amo e lei no?Perché litighiamo sempre se ci vogliamo bene?Perchè lui sì e io no?Perchè io soffro e lei è felice?

Forse siamo semplicemente fatti tutti in modo diverso. O forse no. Forse certe persone non sono in grado di capire, di amare, di piangere, di esprimersi nel modo giusto.

“Amare è un bellissimo dono che FORSE non tutti hanno la fortuna di possedere”

Io penso sia un po’ come la matematica. Forse c’è chi è sempre stato un asso, chi è un po’ lento ma ci arriva, chi prenderà sempre la scorciatoia della calcolatrice, chi non ci arriverà mai, chi la guarderà da lontano senza capire, affascinato come da una foglia che balla nel vento…mai con la pretesa di afferrare ma solo con il desiderio di guardare.

Illusione e Découpage

"These precious illusions in my head did not let me down
When I was defenseless
And parting with them is like parting with invisible best friends
These precious illusions in my head did not let me down
When I was a kid
And parting with them is like parting with childhood best friends"
Alanis Morrissette in "Precious Illusion"
 
"Un’illusione è una distorsione di una percezione sensoriale, causa dal modo in cui il cevello normalmente organizza e interpreta le stesse.
Le illusioni possono coinvolgere vari sensi […]"
Wikipedia
 
"Illusion never changed
into something real"
Natalie Imbruglia in "Torn"
 
 
 
 
 
 
 
 
L’errore più grande che si possa fare è scambiare l’illusione con la realtà.
No, non avete capito bene.
Non pensavo a quando ordinate un piatto che appare invitante sul menù e si rivela una ciofeca per le vostre papille gustative una volta nel piatto. E nemmeno a quel bel vestito che in negozio vi stava a pennello (vi sfinava pure un po’…) e messo tre giorni dopo vi fa sembrare un pachiderma circense.
Volevo invece parlarvi delle delusioni che ci riserva l’illusione d’amore.
Nella fase iniziale dell’innamoramento si crea una sorta di cortina leggera, di nebbia, di sfumato. Quasi un effetto levigante di Photoshop.
Il nostro potenziale partner ci appare ammantato di tutte e quattro le virtù cardinali (anzi, ne ha pure qualcuna in più…) e ogni parola non detta è una frase meravigliosa che si genera nella nostra mente.
Questo è normale. E, per fortuna, accade anche il contrario, ovvero noi stessi appariamo al malcapitato in una piacevole penombra sfocata che, condita con le frasi azzecate e un minimo di attenzione, può permetterci di tirare in secca la lenza e acchiappare il tonno.
Molto più grave è invece quando ci si aspetta che l’innamoramento duri per sempre e sia la traduzione dell’amore, cambiando partner solo perchè non tiene fede alle promesse immaginarie che si creano nella nostra testolina in risposta agli impulsi ormonali.
La vita non è un musical.
E, anche se in vhs non ve lo fanno vedere, persino Aladdin e Jasmine hanno il loro bel da fare per appianare le differenze di classe una volta scesi dal tappeto volante.
Altro pericolo costante è chiudersi in sé stessi nell’oppiaceo convincimento che tutto è perfetto, cha la nostra relazione è meravigliosa e che resta tutto uguale al primo giorno. E’ necessario aavere la lucidità per ammettere quando il nostro partner si rivela inadatto a noi, disinteressato o fors’anche molesto e fastidioso e conseguentemente nocivo per noi. Bisogna superare la paura della solitudine, varcare la linea tra amore e affetto e usare il buon senso che ci impone il rispetto per noi stessi. Solo le scelte difficili possono renderi orgogliosi di quello che vediamo guardandoci allo specchio.
Infine, la più pericolosa di tutte le insidie illusorie è l’imprudenza che scambia l’amicizia per amore, la gratitudine per affetto, la simpatia per passione. Spesso siamo così desiderosi d’affetto da scambiare il messaggero per il messaggio e donarci alla persona sbagliata nella speranza che il nsotro infinito amore basti per entrambi. E che abbia il potere di scaldare anche il cuore più refrattario. L’impazienza è nemica della felicità e l’immaginazione può mostrarvi un grande elefante rosa laddove vi è solo uno sparuto topolino.
 
Lasciamo l’illusione, i sogni, la fantasia e l’immaginazione al loro spazio. Esprimeteli, sfogateli, ma per favore…non in amore. Amate la realtà.
L’uncinetto, la pittura e il découpage fanno molti meno danni.

Resta

“Vivo per lei da quando, sai la prima volta l’ ho incontrata
non mi ricordo come ma m’é entrata dentro e c’è restata”

Andrea Bocelli

  

 

 

“Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere,

se dobbiamo scegliere fra uno dei due,

è molto più sicuro essere temuti che amati

Machiavelli

 

  
 
 
“L’Amore resta?”
Me lo hai chiesto un pigro giorno di inzio d’estate. Un raggio di luce nell’iride, ti dava una inquieta espressione seriosa, che non ti avevo mai visto.
“Hai perso la lingua?”, incalzavi nervosa. Ed io, che di queste cose non so niente, ho risposto “Sì”.
Non so che cos’è l’amore. Come accade, se dura per sempre, se rimane lo stesso o se cambia.
Se peggiora. O se migliora.
So che fa male, che ti rende incredibilmente felice, che ti punisce, che fa ridere, piangere, girare la testa come una giostra di cavalli, ti rende forte, ti annulla, ti insegna il rispetto e la gelosia, ti fa amare l’arte (perchè tutto, intorno a te, lo diventa), ti fa godere, ti fa essere egoista, ti fa essere altruista, ti soddisfa.
Ma non so se dura. Non lo so, non credo, Praticamente non so niente di come si ama!
Ma non serve dire tutto questo. Non credo ci sia bisogno di spiegare che l’amore passa in fretta…e che quello che resta è un’altra cosa…una cosa molto più difficile da definire.
E poi, non saprei nemmeno come fare a dirtelo.
Quali sono le parole giuste per spiegare che un giorno, di colpo, hai paura di svegliarti con qualcuno che non desideri più, ma senza il quale non saresti niente?
“Allora?” hai chiesto con il tuo ritrovato broncio da bambina.
“Se resta lui, resto anche io. Il mio posto è ovunque ci sia tu ad aprirmi la porta di casa”.
Pensierosa, ti sei presa qualche secondo per capire le mie parole. Poi, seria, hai guardato il cielo senza aprire bocca.
Ti ho abbracciata.
Di un tratto, non volevamo andare più da nessuna parte.